Insegnanti e studenti in corteo contro i tagli all'Istruzione
Personale ATA, docenti e studenti, insieme in un colorato corteo da Piazza della Repubblica fino alla sede del ministero dell'Istruzione
Da alcuni mesi ormai non si vedevano più in piazza gli studenti ed i sindacati della scuola, COBAS in testa. Questa mattina invece c'erano tutti. Sindacati, Rete degli Studenti, Onda. Un corteo variopinto e carico di striscioni contro la politica dei tagli all'istruzione promossa dall'attuale Governo Berlusconi. Si raggiunge a fine mattinata il centro del potere della Scuola e dell'Università, il ministero in viale Trastevere. "Ogni giorno che passa è sempre più evidente come il governo voglia distruggere la scuola e l'università pubblica per privatizzare il sistema d'istruzione". Mentre il governo si appresta ad incrementare le risorse per scuole private cattoliche si tagliano "8 miliardi a quelle pubbliche e un miliardo e mezzo alle università. "Si tratta di un atto irresponsabile e in netto contrasto con i principi e i valori della nostra Costituzione" dichiara il segretario della FLC - CGIL, Mimmo Pantaleo. Oltre 100.000 invece gli studenti nelle 40 piazze italiane, secondo le dichiarazioni dell' UdS. Dimostrazioni con lancio di carta igenica contro le cancellate del Ministero e cori contro la strategia di privatizzazione del sistema scolastico che, sostiene l'UdS, starebbe perseguendo il Governo. "Gli studenti denunciano il furto di futuro in corso" annuncia la coordinatrice della Rete degli Studenti medi, Sofia Sabatino.
Viaggio nei ricordi lontani di giorni da non dimenticare
Per quanto la caduta del muro di Berlino sia stata uno dei più grandi avvenimenti della storia moderna, la sua memoria va svanendo di generazione in generazione. Portare avanti nel tempo il ricordo di quel 9 novembre è un nostro compito. La seconda guerra mondiale era ormai agli sgoccioli quando, nel 1945, durante la conferenza di Yalta, i tre capi di stato più potenti stabilirono la divisione della Germania fra loro. Wiston Churchill, Stalin, Franklin Delano Roosevelt e il non presente leader francese Charles de Gaulle, si spartirono la Germania e Berlino. La situazione che si venne a creare fu quella di tre sezioni prettamente occidentali e di una controllata dal comunismo russo, che circondava Berlino e ne occupava la maggior parte. Inizialmente il transito tra Berlino est (repubblica democratica tedesca) e Berlino ovest (exclave della repubblica federale di Germania) era libero ma, con l’inizio della guerra fredda, i movimenti furono limitati e, nel 1952, i confini vennero chiusi. L’enorme differenza nello stile di vita generava grande attrattiva per i berlinesi dell’est; infatti, fra il 1949 e il 1961, circa 2,5 milioni di loro emigrarono nella Berlino occidentale.
Nella notte fra il 12 e il 13 agosto 1961 venne abbozzata la costruzione di un muro, inizialmente di filo spinato, in seguito di cemento armato, che circondava Berlino ovest. Coloro che fino a qualche giorno prima potevano tranquillamente attraversare la strada per andare a trovare amici, parenti, conoscenti o anche semplicemente servirsi al negozio di fronte, si trovarono davanti ad una barriera sempre più alta di mattoni, che sanciva la loro appartenenza a una bandiera nella quale loro non si riconoscevano del tutto. Molti furono i tentativi di fuggire delle due popolazioni limitrofe, ma per motivi differenti: dall’est si scappava per avere nuove prospettive di lavoro, per sfuggire a un controllo sempre più spietato e a una dittatura troppo rigida, mentre per gli abitanti del settore ovest non era altro che un tentativo di ricongiungersi con le famiglie o, al massimo, una sfida sportiva. Diverse erano anche le sanzioni previste per questi avvenimenti.
Mentre la polizia occidentale sorvolava sui tentativi di scavalcare il muro, dall’altra parte soldati stavano di guardia col fucile in mano, con il preciso ordine di uccidere chiunque avesse tentato l’impresa. La motivazione di questa separazione, a detta della DDR, era il proteggersi da eventuali attentati fascisti, mentre in realtà si tentava di evitare la dilagante emigrazione. In questi anni di tensione nella Berlino dell’est venne creata la Stasi. La Stasi era una frazione dell’esercito comunista incaricata di trovare informazioni su chiunque volesse attraversare il confine, o sospettato di qualsiasi altro atto di ribellione, compresa la critica verso il proprio governo, che veniva catalogata come reato. Il clima di terrore che questa creò è ricordato ancora oggi dagli eredi degli indagati, ai quali furono negati molti diritti senza neanche essere informati del perché. Il sospetto si era radicato in ogni persona poiché anche chi fino a ieri era stato il tuo migliore amico poteva denunciarti, anche solo per paura di essere additato come complice. Noi non abbiamo la capacità di immaginare cosa significasse vivere in un clima tale. Per questo, in occasione del ventennale della caduta, è stata progettata la ricostruzione di una piccola parte del muro sulla scalinata di piazza di Spagna. Tony Shargool, ideatore dell’installazione, mi ha spiegato il suo ruolo: dividere due poli urbani, negare metaforicamente l’accesso dalla piazza a Trinità dei Monti. Ho personalmente visto turisti tedeschi commossi davanti al corto rappresentante la storia del muro, segno evidente che il ricordo è ancora vivo nei loro cuori come non potrà mai esserlo nei nostri. Ho provato una stretta al cuore durante le immagini della caduta: la gioia di quei giorni sarebbe capace di smuovere anche una pietra.
Infatti quando venne annunciata l’apertura dei confini berlinesi, tutta la popolazione, o quasi, si precipitò sotto il muro con o senza attrezzi, e cominciò a scavalcarlo e ad abbatterlo. Ciò che accadde dopo, le ristrettezze economiche, la diversità, la difficoltà di integrazione, hanno riguardato tutto l’occidente, ma non possono oscurare la portata dell’evento. Perché in quella notte del 9 novembre si è respirata un’aria nuova, un’aria di libertà che ancora invade i cuori di chi può ricordarsene. Non capiremo mai fino in fondo i sentimenti di chi ha vissuto quel periodo di reclusione, non potremo mai comprendere cosa significa essere davvero separati da qualcun altro. Ma possiamo immaginarlo. E possiamo fare lo sforzo, così impegnativo per noi giovani, di ricordare, per rendere onore a chi ha perso la vita nel tentativo di abbattere quella barriera che rappresentava la negazione della giustizia. Possiamo provare, per una volta, ad assaporare il vero valore della libertà.
L'Unione degli Studenti prepara uno sciopero studentesco per il 17 Novembre
Al centro della contestazione del sindacato studentesco, i principali punti del nuovo decreto legge sull'Università e la Ricerca
L'UdS, meglio nota come Unione degli Studenti, il sindacato nazionale studentesco, si prepara ad indire in data 17 Novembre un nuovo sciopero generale degli studenti italiani. In programma per il momento quasi quaranta cortei già organizzati e altri 15 in via di definizione. Al centro del disagio che spinge gli studenti a scendere in piazza ci sarebbe, dichiara l'ultimo comunicato stampa a riguardo dell'UdS, la totale mancanza di coerenza dei punti del decreto legge Aprea e degli ultimi sviluppi sul rinnovamento del sistema universitario, che ha incassato invece l'appoggio e il via libera dei Rettori dei principali atenei italiani.
Si legge dal comunicato stampa sullo sciopero del 17/09: " Rifiutiamo l'idea del progetto di legge Aprea che prevede l'ingresso di esterni negli organi di indirizzo della scuola e di fatto ridurrebbe il ruolo dei rappresentanti degli studenti, il cui numero sarebbe deciso dai singoli regolamenti delle scuole ".
Al centro del dibattito e delle tematiche che l'Unione degli Studenti vuole portare davanti alle Istituzioni con la manifestazione del 17 Novembre ci sono l'edilizia scolastica, diritto allo studio, didattica innovativa, democraticità e partecipazione nella gestione delle scuole.
Chi ritiene che la giornata del 25 aprile sia universalmente riconosciuta come data memorabile per la costituzione della nostra democrazia, sbaglia. E chi crede che questa giornata sia vissuta da tutta l’opinione pubblica come ricorrenza laicamente “sacra” , sbaglia di nuovo.